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macchine risaia novara

L’automazione e la “meccanizzazione” del lavoro manuale nella risicoltura italiana hanno permesso di ridurre l’intervento umano dalle 1200 ore per ettaro del 1924 alle attuali 20 ore.

Introduzione delle macchine

Nella storia della risicoltura italiana, gli attrezzi e le macchine si sono integrati con il lavoro umano, finché queste ultime non lo hanno via via sempre più sostituito.

Per molti anni, l’aratura delle risaie era stata affidata ai buoi, i quali vennero rimpiazzati dai cavalli, grazie alla loro maggior velocità. I cavalli furono presto sostituiti a loro volta dalle macchine, che fecero la loro comparsa in Italia nei primi decenni del XX secolo, dopo essersi imposte nell’agricoltura statunitense.

Risalgono al 1910 i primi esperimenti di aratura meccanica in risaia.

Ecco alcune delle più importanti evoluzioni nel mondo delle macchine da risaia:

Trattrice moderna

Nel secondo dopoguerra si vide la diffusione dei motori diesel veloci, che oggi equipaggiano la totalità delle macchine agricole.

Le trattrici furono attrezzate di presa di potenza, di sollevatore idraulico, e di prese di olio in pressione, diventando così centrali di potenza, adatte a svariati utilizzi.

A partire dagli anni ’80 vennero dotate di trazione integrale, indispensabile per trasferire al suolo le potenze crescenti. Le trattrici “da risaia”, impiegate per le operazioni in acqua come la semina, la distribuzione di fertilizzanti, erbicidi e fungicidi, e il ripristino delle reti scolanti, hanno ruote metalliche dentate, con diametro compreso tra 1,6 e 1,8 m.

I sistemi di livellamento, che in passato sfruttavano la fisiologica azione dell’acqua, sono oggi sostituiti con livellatrici laser, che spianano perfettamente il terreno, per ottenere un’altezza uniforme dell’acqua di sommersione, prima che vengano effettuate la semina e l’irrigazione.

Oggi, l’elettronica si sta affermando in misura sempre crescente nelle nuove trattrici.

Sono inoltre diffusi i sistemi di guida assistita o automatica pilotati da ricevitori GPS, molto efficienti quando si lavora in acqua e in carenza di riferimenti visibili. Questi dispositivi sono molto utili per la semina, effettuata sia a secco che in acqua, la distribuzione dei fitofarmaci e dei fertilizzanti.

Trebbiatrice

A metà del XIX secolo furono introdotte trebbiatrici, molto simili a quelle da frumento. Queste macchine vennero quindi perfezionate fino ad ottenere prestazioni sempre migliori. Questo crescente sviluppo originò due tipi di trebbiatrice: quella mobile, impiegata per operare sia sul frumento sia sul riso, e quella fissa, tipica delle grandi aziende specializzate nella coltivazione del riso.

Con il progredire della tecnologia e l’aumento della disponibilità di forza motrice, le trebbiatrici a punto fisso assunsero dimensioni e capacità di lavoro notevoli. 

L’adozione di alimentatori automatici e di efficienti apparati di pulizia, riuscirono ad eliminare il lavoro notturno.

Mietitrebbiatrice

Nel secondo dopoguerra, le condizioni tecniche e socioeconomiche per la meccanizzazione integrale divennero sempre più favorevoli. Vennero introdotte in Italia mietitrebbiatrici, che godevano di oltre un secolo di sviluppi tecnici per il riso, introdotti negli Stati Uniti a partire dal 1929.

Le mietitrebbiatrici da riso vedono l’impiego dell’elettronica in piena espansione: dal monitoraggio dei regimi delle varie componenti alle regolazioni degli apparati, alla misurazione delle perdite, tutto è controllato dal computer di bordo che segnala al conducente qualsiasi anomalia.

 

Innovazione, meccanizzazione e tecnologia, sono da sempre un grande alleato del lavoro nelle risaie. La nostra tradizione rimane sempre un grande punto di forza, ma uno sguardo costante al futuro, garantisce una continua ricerca di efficienza e qualità.

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